Donato Moro
Riporto qui, grazie all’amico Gianfranco Marinari, uno scritto di questo importante autore.
LA CASA DEI BALOCCHI
Ecco la mezzanotte,
scende un Pinocchio di legno
saltando dal suo sostegno
rosso di ceralacca.
Con ritmo, a passo di danza,
passa per tutta la stanza,
facendo ai colleghi un inchino.
In mille rossori lo attende,
con occhi che brillan d’amore,
una dolce bambolina
fra due vecchi sapienti di Cina.
Escono dalle vetrine
settecentesche donnine
a riverenze di corte.
Un negro allampanato
al suono del jazz-band
balla la sarabanda.
Dall’alto di una credenza
manda un ruggito un leone
dal panno color arancione.
I topi di feltro in marsina
in folte masse riuniti
decidon la lotta di classe
contro i gatti di peluche.
Una scimmia di alpagà
inneggia alla libertà.
Ora che gli uomini dormono
notturna ed incantata
c’è una nuova umanità
nella sala abbandonata.
Tra le luci fluorescenti
nella casa dei balocchi
si fan veri tutti i sogni
dei pupattoli innocenti.
Pinocchio s’è già stretto
tra le braccia d’acero bianco
il tondo fianco
della bambola adorata.
Si può piangere anche di gioia,
piange la piccola innamorata
sotto i capelli di stoppa dorata.
Sale l’alba
lentamente sopra i vetri.
Pure per i pupazzi
c’è la legge del destino:
ognuno torna al suo posticino.
Solo Pinocchio resta
con lacrime di vernice
immoto le lunghe braccia
accanto a Doralice.
La vicenda finisce d’incanto
senza lasciare segno,
è il mistero dei balocchi
dal cuore non proprio di legno.
DONATO MORO
1967
(da ANTOLOGIA POETICA, a cura di Gino Pisano, 2004, Congedo Editore).