Linguaggi ed ambienti per costruire videogiochi
Il fatto che nel mio laboratorio io faccia usare quasi esclusivamente Gamemaker6.1 non vuol dire assolutamente che questo sia l’unico ambiente per programmmatori in erba. Anzi.
I nipotini del logo
Sono passati almeno quattro anni da quando in un’intervista Seymour Papert, creatore del linguaggio LOGO segnalava come didatticamente utile la produzione di videogiochi. La cosa era perfettamente in linea con la filosofia costruttivista del LOGO. Il legame che unisce questa raccomandazione al famoso - ed un po’ obsoleto - linguaggio l’ho capito in seguito, quando ho saputo che il MIT (quello famoso) aveva realizzato una famiglia di linguaggi derivati dal logo e destinati ai giovanissimi. Si tratta comunque di linguaggi - o meglio di ambienti - derivati dal loro antenato, con successivi aggiustamenti. Il più recente (mentre scrivo dovrebbe essere ancora alla versione Beta) è il LogoTNG (The Next Generation), il cui nome sembra voler dire tutto. Le differenze col logo classico sono di due tipi: la prima, evidente, è l’interfaccia grafico, coloratissimo, ricco di comandi. La seconda è più sottile: direi si tratti di una vocazione all’interattività che nella versione di venti anni fa rimaneva più nascosta. Il Logo insomma si evolve. A proposito di logo, non molti sanno che l’autore di Gamemaker, prima di associarsi alla Yoyo Games aveva prodotto un’utile ed agile versione del logo, dotata di interfaccia grafica, chiamata Drape.
Laura Pozzar ha raccolto all’indirizzo:
www.ivana.it/softdid/download/matematica/drape/drape.htm
una interessante documentazione in italiano, compresa una presentazione dello stasso Overmars, che curiosamente si dissocia quasi del tutto dalla somiglianza col logo. Mi permetto di dissentire.
(continua)